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Il Castello degli schiavi |

La leggenda : Ogni castello che si rispetti
possiede almeno una leggenda ed anche il Castello degli
Schiavi non viene meno a questa buona tradizione. Si
narra che, un due secoli addietro, un valente medico
palermitano, certo Gaetano Palmieri, abbia salvato da
gravissima malattia il figlio del Principe di Palagonia,
il Gravina-Crujllas, e che questi, riconoscente, gli
abbia donato un appezzamento del suo feudo, quello
vicino al fiume Fiumefreddo. Il Palmieri volle
costruirvi una villa munita, per abitarla per lunghi
periodi dell'anno, anche perchè quel luogo era gradito
alla sua avvenente moglie, Rosalia, che amoreggiava con
un certo Nello Corvaja di Taormina. Un dì, alla marina,
sbarcarono alcuni pirati ottomani, i quali si diedero al
saccheggio e, raggiunto il Castello, rapirono i due
propietari. Mentre musulmani e cristiani stavano per
arrivare alla spiaggia, ecco che, armati, si fecero loro
incontro dei giovani, alla cui testa era il Corvaja (che
dall'alto di Taormina aveva visto approdare le tristi
galere) : i pirati furono uccisi o messi in fuga e i
Palmieri liberati. Per ringraziare Iddio, fu eretta la
chiesetta, accanto al Castello, dedicata alla Madonna
della Sacra Lettera e fu costruita la loggia nella quale
furono poste le due statue di musulmani, che guardano
ansiosi verso il mare, come in attesa di essere liberati
dai loro compagni. Per la presenza di queste due statue
di mori (in siciliano, anche, "schiavi") la leggenda
vuole che il Castello sia stato denominato "degli
Schiavi".
Un
cancello di ferro è l'ingresso, sopra un arco di pietra
lavica chiuso da un mascherone dal viso arrabbiato,
sormontato da una conchiglia consueta nel barocco
catanese migliore di quel periodo. L'arco poggia su due
false mensole che stanno come a sorreggere i due
laterali lavici del portale.Tutto il portale alterna
rettangoli spianati (con una linea chiusa incavata per
tutto il perimetro, posta all'interno di questo di 2,5
cm.) con altrettanti aventi una piramide, atipica al
vertice, in rialzo. I laterali poggiano su due false
basi. La linea del murato laterale al portale ricorda
tanti ingressi di fattorie di quella splendida Andalusia
del '600. Sul murato, ancora i cappi di pietra lavica,
dove, un tempo, venivano legati le cavalcature.
Gli interni : Il piano inferiore fa tutt'uno con
lo scantinato. Non sembra esserci traccia di palmento;
d'altronde la vite non doveva essere (come non è) una
caratterizzante pianta di quel fondo, piuttosto gli
agrumi. Era ed è un frigido ripostiglio per tenere a
buona conservazione cibi e vini. Vi si deve scendere con
torcia infuocata quando il buio della notte diventa
padrone degli occhi dell'uomo. Le otto stanze del piano
superiore abbagliano il visitatore, perchè cariche di
ogni oggetto che il tempo ha accumulato, da quadri di
antichi signori allo stemma dei Gravina in toson d'oro
di Spagna, ad oggetti disutili nel tempo della disutile
frenesia. La bandiera nostalgica con lo stemma dei
Savoia nel bianco, i libri di pregio, i mobili antichi
(del secolo scorso), il pianoforte non troppo remoto. Le
porte bianche al sapore di nobile del '700, la
pavimentazione disgraziatamente rifatta un trentennio
addietro.
Mentre
i prospetti settentrionale ed occidentale non meritano
attenzione critica, quello meridionale completa
l'armonia del già descritto orientale; d'altronde,
l'osservatore, entrando per il cancello dalla strada, ha
sotto gli occhi proprio questi due ultimi, mentre gli
altri rimangono sempre esclusi, perchè danno sulla
campagna di non dura fatica ma di alberi fitti che
coprono la visuale del palazzo. Il prospetto
meridionale, oltre a tre finestre (una nel piano di
sotto e due in quello di sopra, queste ai lati della
porta d'ingresso), del tutto simili a quelle
dell'orientale, è interessante perchè presenta la scala
esterna che dà alle stanze signorili del piano
superiore. La scala sale, all'inizio, allineata al
prospetto, per poi voltarsi in direzione della porta (in
doppio movimento, il cui secondo è in allineamento col
prospetto ma in direzione opposta rispetto
all'allineamento di partenza), davanti alla quale si
slarga in un armonioso ed invitante terrazino. La scala,
stretta e con passamano in pietra lavica, ha al suo
iniziare un archetto ed è preceduta da un'aiuola
addossata al Castello (aiuola che prosegue anche davanti
al prospetto di parata) ed è inseguita da rampicanti che
donano un verde necessario ai chiaroscuri dell'insieme.
Il
Castello degli Schiavi è stato in passato ma lo è tutt'oggi,
il luogo in cui sono state girate scene di alcuni film :
fù scoperto già nel 1968 da Pier Paolo Pasolini, che vi
girò alcune parti de "L'orgia". Poi il grande balzo
nella fama di tutti. Vi furono girate centrali scene de
"Il Padrino" sia della parte I (1971) che della parte II
(1974) e non solo.
I
proprietari del Castello custodiscono infatti foto di
Francis Ford Coppola che, stressato, scende di svelto la
scala esterna di mezzodì; foto di Al Pacino affacciato,
come signore impreziosito d'aria, dal balcone del
prospetto di parata. E poi, come non citare la più
ricordata scena de "Il Padrino" girata al Castello :
l'auto che esplode per dinamite.
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